Inv. W3-0101
La prima pagina web
Tim Berners-Lee la mette in rete all'indirizzo info.cern.ch. Spiega che cos'è il World Wide Web e come aggiungere le proprie pagine. Solo testo e collegamenti.
Un museo dei modi in cui abbiamo immaginato il web, aperto in un dominio registrato nel 2006, quando web3 voleva dire un'altra cosa.
Le sale seguono il filo delle idee. Per questo la sala III comincia prima della II: il web dei significati è stato immaginato quando quello delle persone doveva ancora esplodere.
Atrio · Reperto n. 1 · Prima esposizione
Registrato quando «Web 3.0» indicava il web semantico. Mai esposto fino a oggi.
Lo stesso proprietario lo ha rinnovato ogni anno per vent'anni senza pubblicarci niente. In inglese .im si legge anche «I'm», io sono. Sulla bandiera dell'Isola di Man ci sono tre gambe: un numero che a questo nome torna spesso.
SalaI
1991–2003
All'inizio il web era una biblioteca. Pagine di testo collegate tra loro, scritte a mano in HTML, ospitate sui computer di università e di appassionati. Chi aveva una pagina personale la curava come un giardino: sempre un po' in disordine, sempre in costruzione.
Inv. W3-0101
Tim Berners-Lee la mette in rete all'indirizzo info.cern.ch. Spiega che cos'è il World Wide Web e come aggiungere le proprie pagine. Solo testo e collegamenti.
Inv. W3-0102
Due tag che non sono mai stati uno standard e che tutti usavano. Facevano scorrere e lampeggiare le parole importanti, cioè quasi tutte.
Inv. W3-0103
Il cartello diceva una cosa vera: un sito non è mai finito. Il contatore misurava l'affetto degli amici. Premilo per lasciare la tua visita.
SalaII
2004–2013
Poi le pagine hanno cominciato a parlare tra loro e con noi. Commenti, profili, condivisioni. Nel 2004 una conferenza ha dato un nome a questo cambiamento, Web 2.0, e il nome ha avuto più fortuna di molte aziende che lo usavano.
Inv. W3-0201
Nel 2004 la conferenza di O'Reilly dà un nome al web delle persone. L'anno dopo Tim O'Reilly scrive «What Is Web 2.0». I servizi restano in beta per anni e lo dichiarano con orgoglio.
Inv. W3-0202
Un quadrato arancione per seguire le novità di tutti i siti in un posto solo, in ordine di tempo. Nessuno sceglieva al posto tuo che cosa leggere prima.
A 128 persone piace questo elemento.
Inv. W3-0203
Un clic per dire che una cosa ci piace. In pochi anni diventa il modo in cui le piattaforme decidono che cosa mostrarci. Puoi premerlo: qui non cambia niente.
SalaIII
2001–2006
Il terzo web lo abbiamo immaginato due volte. La prima, all'inizio degli anni Duemila, voleva dire un web in cui le macchine capiscono il significato delle pagine. Gli studiosi lo chiamavano web semantico, i giornali Web 3.0. È il web per cui è stato registrato questo dominio.
Inv. W3-0301
Tre ricercatori descrivono un web in cui i programmi leggono il significato delle pagine e sbrigano piccole commissioni per noi, come fissare un appuntamento o confrontare degli orari.
Inv. W3-0302
Soggetto, predicato, oggetto. È la frase più piccola che una macchina può capire senza tirare a indovinare. Questa dice una cosa vera: web3.im è stato registrato nel 2006.
Inv. W3-0303
L'articolo racconta le aziende che vogliono insegnare il buon senso al web e chiama questa fase Web 3.0. Nello stesso anno viene registrato il dominio che ospita questo museo.
SalaIV
2014–2022
La seconda volta, dal 2014, Web3 ha voluto dire registri condivisi, token, proprietà digitale. Ha avuto un picco enorme e una caduta altrettanto rapida. Le pareti di questa sala sono verdi perché qui ogni cosa aveva un prezzo.
Inv. W3-0401
Il cofondatore di Ethereum descrive un web senza intermediari, costruito su registri condivisi e crittografia. La parola Web 3.0 cambia significato e, col tempo, perde il punto e lo zero.
Inv. W3-0402
Nel 2021 immagini come questa si vendevano come certificati di proprietà. Questa la genera il museo mentre la guardi, e non appartiene a nessuno.
Inv. W3-0403
Tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022 l'interesse per web3 tocca il massimo. Ogni passaggio di proprietà costa una commissione. A novembre 2022 fallisce FTX, e la stagione si chiude.
SalaV
2023–oggi In allestimento
Intanto il web aperto è tornato da un'altra porta. Nomi che sono indirizzi, reti sociali fatte di server diversi, pagine che vengono lette prima da un assistente che da una persona. Questa sala cresce mentre la storia succede.
Inv. W3-0501
Su Bluesky il nome utente può essere un dominio, verificato con un record DNS. Chi possiede l'indirizzo possiede il nome, e se cambia servizio se lo porta dietro.
Inv. W3-0502
Migliaia di server diversi che si parlano con lo stesso protocollo. Ognuno ha le sue regole, e nessuno possiede l'insieme.
Inv. W3-0503
Molte pagine oggi le legge un assistente prima di una persona. Il sogno del web semantico torna per un'altra strada, e le macchine capiscono meglio le pagine scritte con ordine.
Una sala nuova ogni stagione, con i reperti che ci mandate. Lascia l'indirizzo email e ti scriviamo quando apre. Una mail ogni tre mesi, niente altro.
Si scrive a mano una pagina HTML come trent'anni fa, con il contatore e il testo che scorre. Poi la si confronta con una pagina di oggi.
Dove abitano i siti, chi decide i nomi, perché un'isola di ottantamila abitanti ha il suo pezzo di internet.
Si trasforma una pagina in dati: soggetto, predicato, oggetto. Poi si chiede a un assistente che cosa ha capito.